martedì 1 novembre 2011

Accanimento terapeutico, tra reato, torto ed inadempimento, di Nicola Todeschini


Abstract:
Bistrattato e calpestato non solo nella pratica, ma pure in alcune pronunce che ancora non ne comprendono del tutto il ruolo, il diritto del paziente di autodeterminarsi consapevolmente alla cura vive stravaganti momenti di protagonismo. La stravaganza consiste nella sua fulgida vivacità, della quale nessuno pare dubitare allorché si vuole fondare, giustamente, sulla autonomia decisionale del paziente il principio di autodeterminazione in tema di scelte di fine vita, alla quale si contrappone la sua insignificante autorità che deriva, per contro, da quelle pronunce di merito e legittimità che ne disegnano la forza -costituzionale- sottraendogli però ogni potere -pratico- nel sinallagma. Alludo a quelle pronunce che affermano il rilievo costituzionale del consenso assegnandogli però ruoli di comparsa: accade quando, per esempio, al dovere d'informare si crediti ruolo solo precontrattuale, o quando, ritenendo di operare sforzi apprezzabili, si sposta il fuoco delle rilevanza all'interno dell'obbligazione assegnandovi però ruolo -solo- accessorio ad essa e negando autonomia anche risarcitoria alla sua violazione.

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